Charles Babbage e il computer pensato
"Perhaps it would be better for science, that all criticism should be avowed.” (Babbage 1830)
Forse sarebbe meglio per la scienza se tutte le critiche fossero palesi. La citazione riportata è dello scienziato, filosofo e inventore Charles Babbage. Volendo cucirgliquesta frase addosso, sembrerebbe che Charles abbia percepito intorno al suo lavoro delle critiche nascoste e, per questo motivo, sgradevoli. E' chiaro, questa potrebbe essere una riflessione semplicistica, proviamo perciò a fare un pò di luce sulla vita di questo pioniere dell’informatica, meno noto di più illustri suoi contemporanei.
Charles Babbage nasce alla fine del settecento e si affaccia al mondo inglese della scienza in pieno fermento di inizio diciannovesimo secolo. Viene da una famiglia benestante e al college era già avanti rispetto ai suoi tutori, per cui si è ritrovato subito a lavorare ad alti livelli. Fu fondatore di una società che si prometteva di promuovere e riformare la matematica insegnata al tempo, e negli anni ha ottenuto riconoscimenti su vari fronti, fino alla cattedra Lucasiana di matematica a Cambridge. Che è un pò come dire che è stato eletto artista dell’anno per diversi anni. Per il resto la sua vita privata pare sia stata priva di grossi colpi di scena (Charles Babbage Institute). In tutto ciò fu un tipo creativo, e progettò due macchine, non riuscì nella costruzione di nessuna delle due in realtà, ma per questo è comunque ricordato. Di certo oggi più che cinquanta anni fa, quando l’informatica era solo per pochi matti visionari.
Charles era decisamente un uomo dalle idee innovative, uno scienziato che con passione ha cercato di portare le sue idee su un piano concreto, purtroppo non riuscendoci. Le sue due macchine, analitica e differenziale, non hanno dimostrato, né a lui né ai suoi contemporanei, di funzionare. Giusto o sbagliato che sia, la sua figura di scienziato si è ritrovata ad essere per questo devalorizzata.
La devalorizzazione nasce dal fatto che il contesto europeo all'interno del quale era inserito era totalmente all'insegna del progresso, e il progresso deve essere tangibile, possibilmente anche fulgente. E intorno al nostro Charles c’è Pascal in Francia, in grado di costruire una macchina per addizionare e sottrarre numeri. E in Germania Leibniz ruba la scena con una macchina che li addiziona, sottrae, moltiplica e divide. Certo, Pascal e Leibniz non sono noti ai più per queste due invenzioni, ma volendo ridimensionare il problema a Babbage, almeno loro ci sono riusciti. Il tono assunto è volutamente provocatorio e cerca di porsi in quella che poteva essere la prospettiva (anche emozionale) del grande pubblico scientifico dell'ottocento europeo: ma quest'uomo, uomo in mezzo a tanti uomini che creano cose su cose, è degno della nostra attenzione? No, l'attenzione nel secolo del progresso e della produzione è un qualche cosa che va dispensato con parsimonia, e Babbage non ne diede loro la possibilità. Che la delusione e il nascosto borbottare dei colleghi abbiano contribuito a questa infecondità?
Eppure, se il vestito da inventore vero e proprio lo porta male, Charles Babbage è un nome che non è stato risucchiato dal vortice nero della storia. In qualche modo le idee che ebbe sembrano anticipare concetti che oggi sono alla base dei nostri computer, sembrano nascondersi dietro agli 0 1 che in questo momento si ripetono in tutti i dispositivi e in tutte le comunicazioni. Le idee alla base della Macchina analitica portano tutt'oggi storici e appassionati a chiedersi: ma Babbage, è stato pienamente il "padre del computer” o il suo è stato un contributo di pensiero, abbozzato e relegabile a “intuizione” migliorabile?
Fonti:
Charles Babbage, Reflections on the Decline of Science in England, and on Some of Its Causes, London: Printed for B. Fellowes, Ludgate Street; and J. Booth, Duke Street, Portland Place, 1830. p.9
Charles Babbage Institute, Who was Charles Babbage?, https://cse.umn.edu/cbi/who-was-charles-babbage

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